SCOPRI CALCATA
Stato: Italia Regione: Lazio Provincia: Viterbo
Altitudine: 172 m s.l.m.
Nome abitanti: calcatesi

Il nome di Calcata Il nome deriva dal verbo calcare in riferimento ad una strada "calcata, percorsa".
di cui è arduo stabilire l’etimologia, appare per la prima volta in un documento alla fine dell’VIII secolo, sotto il pontificato di Adriano I (772-795). Con il possesso dei territori da parte della nobile famiglia degli Anguillara, a Calcata viene eretto un castello (fine XIII secolo) e la cinta muraria. Il borgo medievale inizia ad essere abbandonato da prima dell’ultima guerra per i crolli frequenti della rupe tufacea: si pongono le basi per un nuovo insediamento, posto sull’adiacente altipiano, dove si trasferiscono in massa i Calcatesi a partire dagli anni ’60.Il caratteristico borgo, anziché spopolarsi, inizia una fase di nuova vita, complice il boom economico e la fuga dalle città, con la conseguente ricerca di un luogo tranquillo ove vivere. Le case di tufo rosso di Calcata vecchia si popolano di artisti, intellettuali e personaggi "alternativi"che portano una nuova luce al paesino. Non tutti Calcatesi però abbandonano il borgo,oggi meta privilegiata dei romani per gite domenicali.

COME ARRIVARE
In auto : da Roma G.R.A.: uscita 5 S.S.2bis Cassia V.(Veientana), superare la terza uscita per Campagnano, dopo 200 metri imboccare quella per Mazzano Romano e seguire le indicazioni per Calcata.
Oppure Via Flaminia in direzione Civita Castellana fino a Rignano Flaminio, poi seguire le indicazioni per Faleria - Calcata.
Da Viterbo, seguire la S.S. 2 Cassia o la più panoramica Cassia Cimina in direzione Roma, superare Monterosi, uscire a Mazzano Romano - Trevignano e seguire le indicazioni per Calcata.
Autostrada da nord: A1 - uscita Magliano Sabina, appena fuori dell'uscita S.S. 3 Flaminia in direzione Roma, seguire poi le indicazioni per Faleria - Calcata.
da est o da sud: autostrada fino al G.R.A. poi vedi sopra.Volendo evitare il G.R.A.: "bretella" verso A1 direzione Firenze, poi uscita Magliano Sabina.
Le case di tufo rosso di Calcata vecchia

si popolano di artisti, intellettuali e personaggi "alternativi"
che portano una nuova
luce al paesino.
Tutte le informazioni sono gentilmente concesse da infocalcata
TELE L'uso della tela di lino o di canapa, si afferma nella prima metà del secolo XV nei Paesi Bassi. In Italia compare per la prima volta a Venezia, nella seconda metà del secolo XV, dove l'uso della tela fu accettato a causa della facile deteriorabilità della pittura su tavola e perché permetteva di realizzare dipinti di varie dimensioni, anche molto grandi. L'introduzione della tela su telaio consentì inoltre un uso migliore della tecnica della pittura ad olio, grazie anche al ricorso ad una imprimitura più leggera e all'introduzione di resine più molli rispetto a quelle usate dai fiamminghi negli impasti; la maggiore facilità di lavorazione della materia pittorica favorì la diffusione della pittura: il pittore infatti poteva ora spostarsi con facilità perché con la tela ed i colori aveva già tutto quanto gli occorreva per dipingere. Generalmente le tele oggi in commercio hanno una preparazionecontinua a leggere cosiddetta "universale", cioè composta principalmente da colle sintetiche e gesso e possono essere utilizzate in ogni tipo di tecnica pittorica (olio, acrilico, ecc.).
Tradizionalmente per pittura ad olio vengono utilizzate le tele di lino, che sono spesso trattate con una preparazione "grassa” composta da colla animale che permettono una migliore coesione dei colori ad olio (quindi grassi) con il supporto della tela. La tela è lavorata più volte prima di essere pronta a ricevere le ultime spalmature. La spalmatura ad olio trattamento squisitamente tradizionale, quando spalmata a mano ed essiccata all'aria aperta, è una preparazione dove il legante è l'olio di lino; su questa base i colori a olio trovano il supporto più idoneo per aderire. Solitamente reperibili in diversi tipi di tessitura (grana grossa, media, fine o extra fine) che ne determinano la qualità e il costo, le tele di lino sono considerate le migliori in assoluto per la trama fine e per la resistenza ai cambiamenti d'atmosfera. Inoltre, la tessitura fitta di questo tipo di tela conferisce un'alta resistenza alle trazioni. E' per questo motivo molto indicata anche per opere di grandi dimensioni, che notoriamente necessitano di frequenti montaggi.
La tela misto lino, è realizzata in lino e cotone, e presenta più o meno le stesse caratteristiche della tela di lino, ma è più economica rispetto alla tela di lino 100%. Nel caso si utilizzino colori acrilici (magri), generalmente si opta per una tela trattata con la preparazione "universale”, cioè composta principalmente da colle sintetiche e gesso, ciò significa che possono essere utilizzate in ogni tipo di tecnica pittorica (olio, acrilico, ecc.), nel caso quindi, si utilizzino colori acrilici (magri), è opportuno assicurarsi che la tela prescelta sia trattata con la preparazione "universale".
La tela di cotone, come quella di lino, ha come caratteristica una tessitura molto stretta ma a differenza di questa è molto sensibile alle variazioni climatiche e all'umidità, particolarmente conveniente, risulta però molto sensibile alle trazioni. Le tele di cotone possono essere tese, una volta montate su telaio, inumidendole sul retro in modo uniforme con acqua tiepida utilizzando una spugna. Una volta asciugata, la tela sarà perfettamente tesa. Questo stesso procedimento può essere utilizzato qualora si verifichino ammaccature.
La tela misto cotone è una tela realizzata con fibre di cotone miste a fibre sintetiche. Il nylon presente nella trama dà spesso luogo ad indesiderati riflessi di luce. Molto suscettibile alle trazioni, una volta deformata difficilmente torna tesa.
La tela di Juta è una tela dalla trama molto robusta che presenta nodi irregolari e sporgenti ed è appositamente scelta da chi desidera raggiungere particolari effetti "a rilievo" nelle proprie opere. In ultimo è opportuno accennare anche all'esistenza in commercio di particolari tele, sintetiche al 100%, realizzate con fibra di nylon di alta qualità che, anche in caso di applicazioni in esterno, risultano immuni ad agenti atmosferici e batterici.
I PIGMENTI (colori)
I pigmenti, sono chiamati comunemente "terre" in quanto la maggior parte dei colori tradizionali provengono da giacimenti naturali. La chimica industriale successivamente ha fornito alla produzione artistica prodotti sempre più sofisticati e chimicamente puri, che hanno permesso l'offerta di colori su scala industriale. La tecnologia ha inoltre permesso la produzione di pigmenti affidabili ad imitazione dei colori più costosi. I pigmenti possono essere di diversa origine: minerale o organica, naturale o di sintesi. Attualmente i pigmenti (circa il 95%) sono di origine sintetica e molte sono le varietà a disposizione:
Bianco di Titanio: biossido di titanio. Stabilità perfetta. Bianco azzurrognolo. Il più coprente ed il più potente (alto potere degradante).
Bianco di Piombo: crea una pellicola morbida e resistente. Asciuga bene rimanendo morbido. La sua pasta, molto untuosa, permette un grafismo preciso. L'opacità, anche se inferiore a quella del bianco di titanio, tende a diminuire con il tempo per questo si consiglia di utilizzarlo in un certo spessore.
Bianco di Zinco: meno opaco degli altri, è un bianco abbastanza freddo. Serve per creare opalescenze, velature, nebbie, fumo e per degradare un colore senza renderlo troppo opaco. Si consiglia di utilizzarlo in strati sottili.
Bianco di Titanzinco: il Bianco di zinco favorisce la siccatività del Bianco di Titanio, ne migliora l'untuosità della pasta e crea un film più robusto. Il Bianco di Titanio aggiunge opacità.
Cadmi: ottimo potere coprente e colorante. La loro stabilità alla luce è ottima. I gialli di cadmio sono dei solfuri di cadmio. Le sfumature più chiare possono contenere sulfuri di zinco che mescolati al blu danno bellissime sfumature. La loro vivacità di tinta è notevole. I rosii sono a base di seleniuri di cadmio o di solfo-seleniuri di cadmio.
Azoici: sono dei pigmenti organici e in genere di colore giallo, arancione o rosso. Sono pigmenti molto stabili alla luce.
Ossidi di Ferro: sono di origine naturale o sintetica. I naturali sono terre lavate e decantate. Al contrario degli azoici e dei cadmi sono tinte smorte. Permettono mescolanze cupe e una bella gamma di marroni e di grigi. Sono pigmenti semiopachi.
Quinacridoni: sono pigmenti che vanno dal rosso al viola e presentano una grande stabilità alla luce. Sono compatibili con tutti i pigmenti e il loro potere colorante è veramente notevole. I toni porpora permettono di ottenere i viola più belli ed i toni rossi gli arancioni più vivaci. Sono perfettamente stabili, ben coloranti e semitrasparenti.
Ftalocianidi: devono le loro speciali caratteristiche alla natura molto stabile della molecola di ftalocianina. I verdi di ftalocianina sono ottenuti a partire dai blu la cui struttura è modificata dal bromo o dal cloro. Sono trasparenti, molto coloranti e perfettamente stabili con tutti gli altri pigmenti.
Nero d'Avorio: è un nero molto caldo e come tutti i neri carbone è poco siccativo. Se ne raccomanda l'utilizzo in strati sottili.
Nero di Marte: è un nero molto siccativo, opaco e ad alto potere colorante.
Nero di Pesca: si ottiene calcinando e macinando i noccioli di pesca o di altri frutti. E' un nero molto caldo.
Nero Freddo: è un nero opaco con sfumatura azzurrognola.
Cobalti: Questi pigmenti sono indistruttibili e sono compatibili con tutti gli altri ma hanno un potere coprente e colorante ridotto. Bisogna evitare le impastature con questi colori poiché essiccano molto lentamente.
Gialli di Cromo: hanno la qualità di essere opachi e di avere un elevato potere colorante.
IMPRIMITURA (preparazione della tele)
Gli antichi riponevano una notevole cura nella preparazione dei suppporti che dovevano ricevere la pittura. Vi sono diversi tipi di imprimiture che variano a seconda dei materiali usati ed a seconda dei supporti. I legni usati generalmente per le tavole erano di pioppo (nella scuola italiana con maggiore frequenza) o di quercia (quest'ultimo più usato dai fiamminghi). Poi si passò progressivamente all'uso di tele di canape o di lino (già molto prima del cinquecento si usavano tele incollate alle tavole, anche il cennini ne parla: il loro uso era antichissimo). L'uso delle tele sostenute da telai fu man mano preferito alle pesanti tavole. Il motivo è che quest'ultime permettevano di realizzare grandi quadri facilmente trasportabili per la leggerezza. Sono documentate varie tipologie di imprimiture realizzate a seconda del supporto. L'esigenza primaria delle imprimiture su tela comunque a differenza di quelle su tavola era evidentemente la necessità di una maggiore elasticità probabilmente ottenuta con colle di glutine e l'uso di olio nell'impasto. Quindi a seconda del suppporto e della bottega potevano essere usate metodologie e dosaggi diversi. Tra le numerose tipologie di imprimiture ve ne sono anche di documentate con colla di farina di frumento con l'aggiunta di gesso o creta (carbonato di calce). Una imprimitura adatta per le tavole poteva per esempio essere costituita da colla di formaggio (caseina) e gesso. Si passava poi presumibilmente ad una seconda imprimitura di grafite e di nero di vite sciolta in una leggera quantità di olio. Quest'ultimo aveva una funzione anche di riduzione dell'assorbimento del gesso e quindi questo contribuiva ad una migliore saturazione dei colori mantenedone una buona brillantezza. I dipinti su tela erano presumibilmente con questa seconda imprimitura che ne garantiva una maggiore elasticità. Per la tela si scelsero colle meno rigide della caseina (la cosidetta colla di formaggio), quest'ultima adatta per le tavole per la sua rigidezza ed insolubilità che ne garantiva una maggior resistenza all'umidità.
Quindi in definitiva nel corso del sedicesimo secolo alla preparazione tradizionale a colla e gesso (che era una imprimitura chiara) seguirono sempre più preparazioni colorate che andavano spesso a sovrapporsi ad una prima imprimitura di gesso e colla e contenevano anche dell'olio di lino o di noce con l'aggiunta di pigmento colorato. Citando le parole del Vasari nella sua opera famosissima "le vite" troviamo una descrizione eccola: "Ma per mettere in opera questo lavoro si fa così: quando vogliono cominciare, cio è ingessato che hanno le tavole o quadri, gli radono, e datovi di dolcissima colla quattro o cinque mani con una spugna, vanno poi macinando i colori con olio di noce o di seme di lino (benché il noce è meglio, perché ingialla meno), e così macinati con questi olii, che è la tempera loro, non bisogna altro, quanto a essi, che di stendergli col pennello. Ma conviene far prima una mestica di colori seccativi, come biacca, giallolino, terre da campane, mescolati tutti in un corpo et un color solo, e quando la colla è secca impiastrarla su per la tavola: il che molti chiamano la imprimatura".
CONSIDERAZIONI: Per le tele fondamentali risultavano quindi essere per l'elasticità la biacca e l'olio. Per le tavole invece l'imprimitura era fatta con gesso e colla. Un imprimitura a gesso e colla è molto assorbente ed è più adatta alla tempera. L'olio infatti su un imprimitura a gesso e colla viene assorbito in gran quantità e dato che col tempo ingiallisce fa ingiallire anche un po' la preparazione che lo ha assorbito. Molto importante per la conservazione della luminosità di un quadro ad olio è il fondo bianco. Il quadro fatto con il medium olio nel tempo ingiallisce e scurisce ed inoltre vi è una perdita di capacità coprente. Se il fondo è bianco però la perdità di capacità coprente compensa l'inscurimento dell'olio facendo affiorare il biancore dell'imprimitura. Comunque il grado di assorbenza e soprattutto la porosità dell'imprimitura hanno un ruolo importante per l'aderenza degli strati pittorici. Importante è anche la porosità perchè un fondo troppo liscio potrebbe far scivolare la pittura (soprattutto con l'uso dell'olio di papavero che si restringe molto nell'asciugatura ed è più sensibile al calore, più di dell'olio di lino). Molto importante nella pittura ad olio è dipingere grasso su magro e quindi gli abbozzi vanno dati più a corpo mentre le velature finali sono più diluite.